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GodSpeed You Black Emperor!
I GodSpeed You Black Emperor! sono una delle band meno convenzionali che si possano annoverare nella scena rock moderna. Originari di Montreal, Quebec, i GYBE! (che poi nel corso della loro carriera sposteranno il punto esclamativo diventando GY!BE) nascono nel 1994 come gruppo “aperto” senza una line-up definitiva; questa attitudine “libera” all’approccio con la musica è in realtà una filosofia anarchica (Kanada) fortemente impegnata, facilmente riscontrabile sui package dei loro dischi, in cui un dichiarato anti-americanismo si fonde con la ricerca di una totale estraneazione da qualsiasi gerarchia sociale. Le linee guida della loro proposta strumentale sono fondamentalmente quelle sinfoniche; essi diventano, nel corso degli anni, una formidabile orchestra dedita all’esecuzione di scritture dal sapore apocalittico, intrise di malinconia e paatos, contraddistinte da un senso di disagio, di protesta e repulsione nei confronti del mondo e dei media; ogni “movimento” sonoro racconta ciò che le parole qui non possono esprimere, costringendo l’ascoltatore a lunghi ed impegnativi esercizi di assimilazione, talvolta così alienanti da non riuscire a sopportarne il peso emotivo. Anche se all’interno dei brani trovano spazio un po’ tutti gli strumenti, la sezione elettrica riveste un ruolo fondamentale; l’uso dei delay e degli arpeggi, a volte ripetuti all’infinito, descrive un processo quasi sempre armonico, lontano dai feedback di June of ’44 o Slint o dal noise nevrotico dei Mogwai; più vicino invece alla calma insofferenza dei Labradford o dei Dirty Three. Diciamo subito due cose: la musica dei GYBE! non è per tutti, questo lo si capisce anche solo dando un’occhiata ai minutaggi mostruosi dei pezzi; paradossalmente però, questo li rende assolutamente d’elitè, tant’è che i loro dischi sono introvabili se non in rete. Grazie al secondo lavoro F#A# Infinity (1997, Constellation Record/Kranky), i GYBE! attirano l’attenzione della critica, ottenendo forse quello che non avrebbero mai voluto, ovvero la popolarità. La verità è che F#A# Infinity è un disco bellissimo, composto da soli tre pezzi ma assolutamente innovativo, progressive nei metodi ma punk nei contenuti, d’avanguardia negli intenti e puramente post allo stato dei fatti. La band dà il passo, traccia una linea dietro la quale il “resto” è confinato; proprio ispirandosi ad uno stile di vita anarchico, i GodSpeed You Black Emperor! rigettano gli archetipi del mercato, scacciando qualsiasi tentativo di definizione o catalogazione, /”…Non ci sentiamo parte di nessuna comunità musicale, nemmeno di una strumentale. Anzi riteniamo preoccupante che parecchi gruppi possano apparire simili a noi…”/. Sono molte infatti le band che prendono spunto dai GYBE! che ben presto fanno tendenza; anche se con tratti somatici alquanto differenti, realtà come gli scozzesi Mogwai e i nipponici Mono sembrano (anzi sono) decisamente influenzate. Nel 1999 esce Slow Riot For New Zero Kanada, ancora più impegnato del precedente: due soli pezzi; il primo, Moya, è un affascinante incipit sinfonico caratterizzato da una sezione d’archi simile a un vero e proprio lamento, che progressivamente apre le sue elettriche spire, per poi evolvere in autentiche sciabordate armoniche di potenza devastante. Potenza che trova compimenti in Blaise Baylei Finnegan III; un’opera orchestrale di indubbio valore artistico, in cui due mondi completamente opposti (quello iper-consumistico dell’America di oggi e quello nichilista dei GYBE!) collassano drasticamente, generando ondate di magma sonoro senza precedenti, fino all’implosione definitiva. Slow Riot è un altro passaggio fondamentale nella carriera dei kanadesi che, con questo disco, entrano di diritto nell’olimpo del post-rock. Nonostante questo, nemmeno un anno dopo partoriscono lo splendido e difficile Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven (alza i tuoi pugni come antenne nel cielo), un vero e proprio manfesto concettuale, un lavoro frastagliato, 4 suite ognuna fatta di diversi momenti e situazioni, in cui l’esposizione orchestrale del gruppo subisce una serie di smembramenti e riassemblamenti terribilmente spietati; l’alternanza di continui stati d’animo rende l’ascolto simile ad una lunghissima apnea. Il rock apocalittico da scenari post-bellici dei GYBE! è smisurato, sismico e imprevedibile. Per certi versi, questo risulterà il disco più personale dei GYBE!, l’album in cui la band probabilmente si è esposta di più dal punto di vista tecnico, sottostando quasi a quella forma iper-estesa a cui essa stessa si è plasmata, a quelle regole – seppur elastiche – entro le quali ora doversi muovere per dare senso ad un progetto che non risulti stucchevole, visto anche il fattore strumentale imprescindibile. Ciò che traspare da queste opere sinfoniche è la disperazione e la rabbia di chi non accetta il sistema; atteggiamenti che quasi sempre (vedi ad esempio i fatti drammatici del G8) sfociano in violenza urbana contro la proprietà privata, contro le leggi, contro il preordinato (in primis quello americano) che risponde con la repressione a chi, verso queste rigidità, tenta di opporsi. I GodSpeed You Black Emperor! diventano delle icone di protesta, la loro musica (per quanto improponibile alle radio) fa il giro del mondo e dà forza ai movimenti anarchici noglobal. Il mito procede parallelo alla fama: tra tour lunghissimi e debolezze da progetti paralleli (praticamente infiniti, tra cui A Silver Mt. Zion) i GYBE! riescono a tornare sugli scaffali due anni dopo, segno che anche un gruppo totalmente folle come questo non può sfuggire a dei passaggi obbligati quasi sempre imposti dal mercato discografico. Yanqui U.X.O. , esce per Constellation Records nel 2002. Un disco pazzesco, a cominciare dal titolo: Yanqui (Yankee?): Oggetti (Objects) Non Esplosi (UneXplosed); il disco (ma è un mio personalissimo giudizio) più riuscito e bello esteticamente dei GYBE! perché nella sua pur continuata pazzia strumentale, riesce ad emozionare anche chi ha poco da spartire con un rock di questo genere. I 5 pezzi che lo compongono tendono a darsi una linea più “comprensibile”, alternando fasi decisamente meno caotiche ma più progressive (progressive?) destinate a lasciare un ricordo maggiormente chiaro nell’immaginario dell’ascoltatore, quasi a voler tendere la mano a chi, per una ragione o per l’altra, non è mai riuscito a comprendere l’oscurità e la malinconia che circonda l’esistenza dei GYBE!. Una chiave universale da utilizzare nei momenti in cui ci si sente persi, in cui i nostri principi morali tentennano, la nostra fede in Dio si indebolisce, le nostre scurezze vacillano. Nonostante l’attenzione con cui la band sembra dedicarsi alle scritture, un grande lavoro viene dedicato al messaggio, al concetto. All’interno dell’album viene esposto un vero e proprio vademecum di rivolta, in cui si esorta a boicottare le grandi multinazionali americane poiché colpevoli di favorire una politica massimalista e guerrafondaia. I GYBE! (ormai è evidente) non si accontentano più di suonare; in realtà, forse non hanno mai fatto soltanto questo. Temo che la nostra comprensione di tale aspetto della politica sia stata resa possobile soltanto ora che i GYBE! sono diventati “umani” alle nostre orecchie. Paradossalmente, nel momento in cui ce n’era meno bisogno. Forse è per questo che in parecchi hanno storto il naso difronte a tanta schiettezza, cascando nel tranello (certamente voluto) di dare meno importanza all’aspetto musicale. Il disco viene spesso censurato, soprattutto negli USA, per il suo aspetto provocatorio; eppure rimane un posto sonoro splendido in cui perdersi e ritrovarsi. Un rifugio, almeno per me, dove confrontarsi con le proprie paure; un disco in cui la musica ha un effetto destabilizzante, conduce in luoghi affascinanti ed oscuri, facendo perdere di vista il senso della felicità, del dolore, della solitudine. Un brano come Motherfucher=redeemer (part 2) può considerarsi semplicemente perfetto; un sogno allucinante e folgorante ad occhi aperti, un continuo cesellare di solchi emotivi, un crescere tensivo epico, che arriva alla trasposizione finale con talmente tanta rabbia in corpo da aver voglia di piangere; un’opera artistica concepita inglobando al suo interno tutti gli elementi primari, perfettamente assemblati tra loro. E una immensa esplosione finale. Inevitabile. Dopo tanta meraviglia, il progetto si sgretola in mille altre idee, i GYBE! perdono senso più per forza d’inerzia che per una moda che passa. Ad oggi il gruppo è ufficialmente sciolto. Ciò che rimane è una discografia irrinunciabile e la sensazione di qualcosa che sia accaduto all’interno del pianeta post-rock; come se un ingranaggio si fosse bloccato ed avesse innescato una serie di reazioni a catena, fino a provocare un cataclisma sociale. I GodSpeed You Black Emperor! sono e rimangono una band fondamentale, paragonabile per importanza ai Pink Floyd, poiché come Waters e soci, sono stati i primi e gli unici a spingersi oltre certi limiti della comprensione e donandoci dischi simili a monumenti invincibili al tempo.